allenamento

Allenamento Polarizzato nel Ciclismo: Come Inserirlo nel Programma Annuale

Negli ultimi anni il protocollo polarizzato è diventato una specie di mantra tra i preparatori atletici. Lunghe ore in Zona 2 e qualche seduta di alta intensità (HIIT, VO₂max, sprint) sem...

Allenamento Polarizzato nel Ciclismo: Come Inserirlo nel Programma Annuale

Negli ultimi anni il protocollo polarizzato è diventato una specie di mantra tra i preparatori atletici. Lunghe ore in Zona 2 e qualche seduta di alta intensità (HIIT, VO₂max, sprint) sembrano la ricetta perfetta per crescere come ciclisti.

Ed è vero: la scienza conferma che questo modello migliora il motore aerobico, riduce il rischio di overtraining e costruisce basi solide per ogni tipo di atleta di endurance.

Ma c’è un problema: non possiamo ridurre la preparazione atletica di un ciclista solo a Z2 + HIIT. Se vogliamo davvero migliorare – soprattutto i cicloamatori con obiettivi di granfondo, salite lunghe o gare di categoria – serve qualcosa di più strutturato.

Non possiamo quindi prevedere di andare tutto l'anno con l'allenamento polarizzato, ma possiamo prevederlo in alcune fasi della stagione. Ecco tutti i dettagli di come comportarsi.

Che cos’è l’allenamento polarizzato

L’allenamento polarizzato è un metodo di allenamento di resistenza basato sulla regola 80/20: circa l’80% del tempo in sforzi di bassa intensità e il 20% in sforzi molto intensi.

In pratica si fanno lunghe pedalate lente (sotto la soglia aerobica) e solo pochi brevi allenamenti sopra la soglia anaerobica, evitando quasi del tutto le intensità medie (soglia FTP). Questo approccio deriva dagli studi di Stephen Seiler sul modello di allenamento degli atleti norvegesi dominatori delle prove di endurance.

Per applicare il metodo polarizzato si suddividono le intensità in tre zone chiave:

  • Zona 1 (sotto soglia aerobica, <2 mmol/L di lattato)
  • Zona 2 (tra soglia aerobica e anaerobica, 2–4 mmol/L)
  • Zona 3 (sopra soglia anaerobica, >4 mmol/L)

La ripartizione tipica è:

  • Zona 1 (bassa intensità): ~75–80% del volume totale, pedalate lunghissime a ritmo blando.
  • Zona 2 (intensità moderata/soglia): ~0–5% del volume, praticamente trascurata.
  • Zona 3 (alta intensità): ~15–20% del volume, brevi sforzi intensi o interval training.

In termini di potenza, la soglia FTP (Functional Threshold Power) corrisponde alla potenza media sostenibile per un’ora e delimita sostanzialmente l’inizio della Zona 3.

In un programma polarizzato si fanno infatti pochissimi allenamenti intorno alla FTP, concentrandosi invece sulla resistenza aerobica (lunghe uscite in Zona 2) e su esplosività/anaerobico (sprint e HIIT).

Grazie a questa “polarizzazione” l’organismo può sviluppare sia la base aerobica sia le capacità di picco, grazie alle fibre lente (a bassa intensità) e a quelle veloci (ad alta intensità).

Benefici scientificamente dimostrati

La ricerca scientifica indica che il protocollo polarizzato è molto efficace per ciclisti già ben allenati. In particolare, studi (Stöggl e Sperlich 2014) mostrano che, rispetto ad altri approcci (solo alto volume o solo lavori a soglia), l’allenamento polarizzato produce i maggiori miglioramenti in variabili chiave dell’endurance. Tra i risultati misurati in atleti evoluti si registrano:

  • VO2max: aumento medio fino al +11,7% in 8-9 settimane.
  • Potenza e velocità di picco: incremento del 5–6%.
  • Potenza alla soglia (FTP): miglioramenti circa +8%.
  • Resistenza muscolare (time-to-exhaustion): +17,4% nella prova di resistenza.

Questi guadagni derivano dall’ottimale combinazione di stimoli. Le sedute in Zona 1 favoriscono gli adattamenti cardiovascolari e mitocondriali (aumento del volume del plasma, crescita di capillari e mitocondri), migliorando la capacità di utilizzare i grassi e la resistenza aerobica complessiva.

Allo stesso tempo, gli sforzi in Zona 3 potenziano la velocità massima e la tolleranza allo sforzo intenso. L’alternanza permette di recuperare più facilmente tra gli allenamenti duri, massimizzando l’efficacia di ogni seduta intensa e mantenendo il fisico relativamente fresco all’inizio di ogni allenamento.

Limiti del metodo polarizzato se usato da solo

Nonostante i vantaggi, il modello polarizzato presenta limiti se applicato rigidamente come unica metodologia.

Innanzitutto, prevede un uso quasi nullo delle intensità medie (Zona 2 o allenamenti a soglia). Questo può essere svantaggioso per alcuni ciclisti amatori: l’allenamento a soglia (intensità intorno alla FTP) migliora notevolmente la capacità di mantenere alte potenze a lungo, competenza utile nelle gare “cronometriche” o impegnative. Alcuni studi evidenziano infatti che atleti meno esperti traggono grandi benefici da sessioni in zona soglia.

Inoltre, il protocollo polarizzato è più efficace quando l’atleta ha già una buona base aerobica; un principiante che ancora non ha accumulato molta resistenza potrebbe invece migliorare più velocemente con un approccio piramidale (più zona 2 e moderata) oppure con alcune sedute dedicate alla soglia FTP.

In sintesi, i possibili svantaggi del solo polarizzato sono:

  • Quasi assenza di lavoro in Zona 2 (del polarizzato): trascurare la soglia FTP (0–5% del volume totale).
  • Maggior efficacia con base solida: funziona meglio per atleti già ben allenati; i meno preparati possono necessitare di più lavoro a soglia.
  • Impegno settimanale: l’80/20 richiede comunque numerosi allenamenti (almeno 5 volte/sett) per essere efficace.

Per questo è consigliabile non usare il polarizzato in modo sterile, ma integrarlo in una programmazione globale che preveda fase di base, lavoro di soglia e taper. Ad esempio, si può applicare l’80/20 principalmente nella fase di sviluppo della forma, alternando periodi in cui inserire più sedute a soglia o piramidali.

Sempre utile rimane monitorare la soglia FTP (si misura con test da 20-60 minuti) e la frequenza cardiaca, per regolare l’intensità degli allenamenti.

Periodizzazione annuale per cicloamatori

Ecco un esempio di come strutturare la stagione ciclistica amatoriale in stile polarizzato, suddivisa in autunno, inverno, primavera ed estate. Ogni fase ha obiettivi diversi ma mantiene il principio 80/20:

  • Autunno (ottobre–dicembre)
    • Obiettivo: Costruzione della base aerobica. Lavorare sulla resistenza generale e sull’adattamento cardiovascolare dopo la transizione estiva.
    • Intensità: Predominanza di allenamenti in Zona 2 (aerobici). Brevi sessioni di forza muscolare complementari.
    • Allenamenti tipici: Lunghe uscite di 2–3 ore a ritmo medio (55–75% FTP) per migliorare la resistenza aerobica e stimolare i mitocondri. A queste si alternano sessioni di forza gambe (in palestra o sul ciclocomputer con carico) per potenziare il motore muscolare.
  • Inverno (gennaio–febbraio)
    • Obiettivo: Aumentare l’intensità pur mantenendo una buona base aerobica.
    • Intensità: Sempre molto lavoro in Zona 2, ma con l’aggiunta graduale di sessioni intense (Zone 3).
    • Allenamenti tipici: 1–2 sedute a settimana di interval training/HIIT (ad esempio ripetute in salita o su rulli) per migliorare la potenza, insieme a 2–3 uscite lunghe in Zona 2. Si possono includere anche lavori di soglia controllati (fartlek, variazioni di ritmo) pur mantenendo il modello polarizzato.
  • Primavera (marzo–maggio)
    • Obiettivo: Ottimizzare la forma in vista delle prime gare o granfondo.
    • Intensità: Spostamento verso più allenamenti intensi per affinare le abilità di gara, pur senza abbandonare del tutto la zona aerobica.
    • Allenamenti tipici: Incremento della frequenza delle sessioni ad alta intensità (ad esempio 2–3 volte a settimana) simulando condizioni di gara. L’uscita lunga del weekend può includere blocchi di 15–20’ a ritmo di gara o con scatti. Si mantiene almeno una lunga in Zona 2 per non perdere la resistenza accumulata. Partecipare a gare o uscite di gruppo competitive serve da ottimo stimolo.
  • Estate (giugno–settembre)
    • Obiettivo: Mantenimento della forma nelle gare più importanti e gestione del carico.
    • Intensità: Alternanza di settimane di carico medio-alto con tapers leggeri prima delle gare chiave.
    • Allenamenti tipici: In una tipica settimana di mantenimento si esegue 1 sessione HIIT (o interval) + 1 uscita lunga in Zona 2 + 1–2 uscite leggere di recupero. In vista delle competizioni di punta, le settimane “pre-gara” prevedono riduzione del volume e dell’intensità (ad esempio 2–3 giorni di scarico totale o attivo, seguiti da brevi ritocchi intensi e pedalate leggere in Zona 2).

Questa suddivisione stagionale assicura che il modello polarizzato (molte ore a bassa intensità + poche a intensità massimale) venga applicato in modo flessibile durante tutto l’anno, adattandosi alle esigenze della stagione ciclistica italiana.

L’esperienza pratica dimostra che, applicato correttamente, il polarizzato mantiene il corpo “fresco” eliminando lo stress continuo della soglia, preserva la motivazione grazie alle sessioni intense stimolanti, e costruisce una solida resistenza aerobica di base.

L’allenamento polarizzato è un approccio che, se ben calibrato e integrato in un piano globale, può portare a un salto di qualità per i cicloamatori. Ora tocca a te provarlo in prima persona: pianifica il tuo programma 80/20, tieni traccia dei tuoi allenamenti e della soglia FTP, e valuta i risultati nel tempo.

Marco Di Marzio
Preparatore atletico ciclismo · Ideatore del Metodo DIMA · Fondatore DimaTraining
Torna agli articoli