Ciclismo · Preparazione Atletica

Ti alleni ma non migliori in bici? 7 errori tipici e cosa fare per evitarli

Se ti alleni con costanza, fai fatica, eppure i numeri non si muovono (o peggio: ti senti sempre stanco), sappi una cosa: è normalissimo.

Ti alleni ma non migliori in bici? 7 errori tipici e cosa fare per evitarli

Se ti alleni con costanza, fai fatica, eppure i numeri non si muovono (o peggio: ti senti sempre stanco), sappi una cosa: è normalissimo.

Il blocco più frequente nel ciclismo amatoriale non è “mancanza di volontà”. È mancanza di struttura. E quando la struttura manca, succede questo:

  • fai tante uscite “simili” tra loro;
  • spingi spesso a intensità media (quella che stanca molto e migliora poco);
  • non dai al corpo un motivo chiaro per adattarsi.

In questo articolo ti mostro i 7 errori tipici che vedo più spesso e cosa fare, in modo pratico, già nelle prossime due settimane.

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Prima cosa: il problema non è “fare di più”, è fare meglio

Quando sei in stallo, la tentazione è aumentare tutto: più chilometri, più salite, più “tirate”. Il risultato? Dopo due settimane sei cotto e torni da capo.

Quello che serve quasi sempre è più semplice (e più intelligente): togliere confusione e scegliere 1–2 priorità reali.

I 7 errori più comuni e come correggerli

1) Allenarti sempre “medio”

È l’errore numero uno. Uscite dove non vai piano, ma non vai nemmeno forte: stai lì, nel mezzo. Ti sembra di lavorare bene perché “fai fatica”, ma spesso è la zona meno efficiente per migliorare (e la più facile per accumulare stanchezza).

Cosa fare: separa le sedute. O fai facile (recupero/volume), oppure fai davvero qualità (lavori mirati). Il “medio” va usato con criterio, non come default.

2) Fare tanta intensità senza una base stabile

La qualità è importante, ma se manca continuità e base aerobica, ogni seduta intensa costa troppo e rende poco. Inoltre aumenta il rischio di stanchezza cronica (o piccoli infortuni).

Cosa fare: costruisci almeno 2–3 settimane dove la maggior parte delle ore è facile e sostenibile, poi inserisci 1–2 sedute qualità ben fatte (non quattro “tirate” casuali).

3) Nessuna progressione (stesso schema per mesi)

Se fai sempre le stesse cose, il corpo si adatta e poi si ferma. È fisiologia, non sfortuna.

Cosa fare: lavora a blocchi. Anche solo 3 settimane di carico + 1 di scarico, con un obiettivo chiaro (es. soglia, resistenza, ripetibilità). È già un salto di qualità enorme.

4) Recupero sottovalutato (soprattutto se hai una vita piena)

Recupero non è solo “giorno di riposo”. È sonno, stress, alimentazione, lavoro, famiglia. Se la vita è intensa e tu ti alleni come se fossi un pro, prima o poi paghi il conto.

Cosa fare: proteggi almeno 1–2 giornate facili reali a settimana. E se sei Over 45/50, diventa ancora più importante: meglio qualità mirata e recupero solido, che volume eccessivo “a caso”.

5) Troppa variabilità casuale (settimane a fisarmonica)

Una settimana fai 10 ore, poi due settimane da 3 ore, poi una settimana “tutta a manetta”. Il corpo non capisce cosa deve adattare, e tu vivi in una continua ripartenza.

Cosa fare: rendi la settimana ripetibile. Anche 4–6 ore, ma regolari. La continuità batte lo “sprint” motivazionale.

6) Poca specificità (ti alleni bene, ma non per ciò che ti serve)

Vuoi migliorare in salita? Non basta “andare in bici”. Vuoi reggere nel finale? Non basta fare solo lavori brevi. Vuoi andare forte in granfondo? Serve durabilità e gestione ritmo.

Cosa fare: scegli un obiettivo principale e costruisci 1 seduta chiave a settimana che lo allena davvero (salita, soglia, ripetibilità, lungo specifico).

7) Non misurare nulla (o misurare male)

Non serve diventare schiavo dei numeri. Ma senza un minimo di riferimento, rischi di lavorare “a sentimento” e confondere stanchezza con miglioramento.

Cosa fare: usa almeno uno tra: potenza, frequenza cardiaca, RPE (percezione sforzo). E ogni 4–6 settimane fai un piccolo check: un tratto in salita, un test controllato, un confronto su una stessa uscita.

Mini-check: qual è il tuo collo di bottiglia?

Se vuoi un modo semplice per capirlo, rispondi “a sensazione” (senza pensare troppo):

  • Vai in crisi in salita perché ti manca fiato o perché “finiscono le gambe”?
  • Dopo 2 ore sei ancora lucido o crolli nel finale?
  • Nei cambi ritmo recuperi o esplodi e poi ti spegni?
  • Il giorno dopo una seduta dura sei ok o ti trascini per 2–3 giorni?

Queste risposte ti dicono già dove intervenire: base, soglia, ripetibilità, durabilità o recupero.

Cosa fare nelle prossime 2 settimane

Ti do una traccia semplice. Non è “la tabella magica”, ma è un modo pratico per uscire dallo stallo togliendo confusione.

  • 1 seduta qualità (mirata): ad esempio lavori a soglia o ripetute brevi, ma fatte bene e controllate.
  • 1 seduta facile (davvero facile): recupero attivo, sciogliere, niente ego.
  • 1 seduta di resistenza (Z2/ritmo sostenibile): costruisci motore e continuità.
  • 1 lungo nel weekend (se puoi): progressivo o con tratti specifici, ma senza trasformarlo in una gara ogni domenica.

Se hai solo 3 uscite, tieni: qualità + facile + resistenza. Se ne hai 4, aggiungi il lungo o una seduta tecnica/cadenza.

💡 Se cerchi un Coach e vuoi un criterio per “scegliere bene”
Ho scritto anche una guida pratica su come scegliere un coach per il ciclismo: criteri, domande e red flag (utile anche se ti alleni in autonomia).

Quando ha senso farsi seguire

Non serve il coaching per forza. Ma ci sono 3 situazioni in cui fa davvero la differenza:

  • Se sei in stallo da mesi e continui a ripetere sempre le stesse settimane.
  • Se hai poco tempo e vuoi massimizzare ogni seduta (4–6 ore “giuste” battono 10 ore a caso).
  • Se hai un obiettivo con data (granfondo, gara, evento) e vuoi arrivare pronto con una progressione sensata.

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Domande frequenti

Perché mi alleno ma non miglioro?

Perché spesso manca una struttura: intensità “media” troppo frequente, poca progressione, recupero sottovalutato e settimane poco ripetibili. Quando rendi l’allenamento più chiaro (facile vs qualità) e lavori a blocchi, i progressi tornano.

Quante volte a settimana devo allenarmi per migliorare?

Per molti cicloamatori, 3–4 sedute ben strutturate sono già sufficienti. La differenza la fa la qualità del lavoro e la continuità, non il numero “assoluto”.

Meglio fare tanta Z2 o tanta intensità?

Dipende dal periodo e dall’obiettivo. In generale, una base stabile (Z2 e facilità reale) ti permette di reggere meglio la qualità. La combinazione funziona quando è programmata, non quando è casuale.

Senza misuratore di potenza posso migliorare lo stesso?

Sì. La potenza aiuta, ma puoi lavorare anche con frequenza cardiaca e percezione dello sforzo. L’importante è avere criteri: sedute facili davvero facili, e sedute qualità ben controllate.

Quando è il momento giusto per un coach?

Quando sei in stallo, quando hai poco tempo e vuoi massimizzare, o quando hai un obiettivo con data e vuoi arrivare pronto con una progressione sensata e sostenibile.

Marco Di Marzio
Preparatore atletico ciclismo · Ideatore del Metodo DIMA · Fondatore DimaTraining
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