La cadenza di pedalata indica il numero di giri al minuto (RPM - Revolutions Per Minute) che il ciclista compie con le pedivelle della bicicletta. Questa variabile è fondamentale per determinare la qualità dell'azione di pedalata e la resa energetica del ciclista.
Benefici di una cadenza di pedalata corretta
La cadenza di pedalata – ossia il numero di pedalate al minuto (RPM) – è un fattore chiave che influenza l’efficienza e la fatica nel ciclismo.
Numerose ricerche indicano che la maggior parte dei ciclisti tende naturalmente a cadenzare tra 80 e 100 RPM, con l’aumentare dell’esperienza e della forma fisica spostandosi verso valori più alti in questo intervallo.
Mantenere una cadenza “corretta” permette di bilanciare meglio il lavoro tra muscoli e sistema cardiovascolare, migliorando la performance complessiva.
Di seguito approfondiamo i principali benefici di una cadenza ottimale:
1. Riduzione della fatica muscolare
Una pedalata più agile riduce il carico di lavoro imposto ad ogni spinta sui muscoli, ritardando l’insorgenza della fatica. Con una cadenza bassa (es. 50 RPM) occorre applicare molta più forza ad ogni colpo di pedale, coinvolgendo in prevalenza le fibre muscolari veloci (di tipo II) che si affaticano rapidamente. Questo porta ad un rapido accumulo di acido lattico e a un aumento del rischio di crampi.
Al contrario, aumentando la cadenza, ogni contrazione muscolare sviluppa meno forza e le fibre lente resistenti alla fatica (tipo I) contribuiscono di più allo sforzo. In questo modo la produzione di lattato viene dilazionata nel tempo e la comparsa della fatica viene posticipata.
2. Miglioramento della resistenza
Una cadenza efficiente contribuisce a migliorare la resistenza nelle uscite di lunga durata, permettendo di risparmiare energie preziose.
Pedalare “agile” comporta un maggiore contributo del metabolismo aerobico anziché di quello anaerobico, consentendo di attingere maggiormente ai grassi come carburante invece che esaurire rapidamente gli zuccheri muscolari.
Diversi studi evidenziano che pedalare con cadenze agili aiuta a preservare il glicogeno muscolare, prolungando la durata della prestazione prima che intervenga la fatica.
3. Minore stress sulle articolazioni
Un beneficio cruciale di una cadenza corretta è il minor stress articolare, in particolare sulle ginocchia.
Pedalare con rapporti troppo duri a bassa frequenza implica forze di spinta molto elevate ad ogni colpo di pedale, che si traducono in carichi maggiori sulle articolazioni. Questo sovraccarico ripetuto può favorire l’insorgenza di dolori al ginocchio e infiammazioni croniche.
Alzare la cadenza riduce invece la forza necessaria per ogni pedalata e rende più fluido il movimento, alleviando la pressione sulle articolazioni.
4. Maggiore efficienza cardiovascolare
Un corretto ritmo di pedalata consente di ottimizzare il contributo del sistema cardiovascolare allo sforzo, migliorando l’efficienza generale.
Pedalando a cadenze più alte, parte del carico di lavoro viene “trasferito” dai muscoli al sistema cardiopolmonare, che è più resistente alla fatica prolungata.
In questo modo si può sostenere l’intensità per più tempo, utilizzando al meglio il potenziale aerobico e mantenendo lo sforzo vicino alla soglia aerobica senza sovraccaricare i muscoli.
Che cos’è davvero la “cadenza più efficiente”
La cadenza non è un numero magico da inseguire. È il ritmo di rotazione al minuto (RPM) con cui il tuo corpo riesce a generare una certa potenza con il minor costo interno (FC stabile/bassa, RPE contenuto, stile pulito). È una variabile individuale, influenzata da intensità, fibre muscolari, abitudini e tecnica.
Forzarla senza motivo spesso peggiora l’economia e quindi l'efficienza di pedalata stessa.
Tradotto in pratica: se a 200 W pedali meglio a 86–90 rpm che a 75 o 98 rpm (cuore più basso, meno “saltelli”), quella è la tua banda efficiente per quella zona.
Per capire qual è la tua cadenza più efficiente, esiste un test con un protocollo ben preciso che utilizzo nella preparazione personalizzata dei ciclisti amatoriali:
Test DIMA-Cadenza — Versione con misuratore di potenza (consigliata)
- Obiettivo: confrontare tre cadenze a pari potenza Z2.
- Tolleranza potenza: tieni la potenza del blocco nel range target ± la maggiore tra ±3% o ±5 W
(es. 160 W → ±5 W; 220 W → ±3% ≈ ±7 W).
1) Riscaldamento — 10′
- 8′ Z1–Z2 a cadenza naturale.
- 2′ con 3 allunghi di 20″ aumentando i giri (resti sempre in Z2 di potenza), 40″ facili tra gli allunghi.
2) Attivazione — 3′
- 3′ Z2 stabile a ~85–90 giri/min per “sentire” il ritmo.
3) Lavoro principale — 3 × 6′ (recupero 4′ Z1 tra i blocchi)
- Imposta una potenza Z2 e non cambiarla (tolleranza come sopra).
- 6′ a 65–70 giri/min — Potenza Z2 centrale
- Recupero 4′ Z1
- 6′ a 80–85 giri/min — stessa potenza Z2 centrale
- Recupero 4′ Z1
- 6′ a 95–100 giri/min — stessa potenza Z2 centrale
Suggerimento: in un’altra giornata puoi cambiare l’ordine (medio → basso → alto) per confermare il risultato.
4) Defaticamento — 5–10′
- Z1 molto facile, cadenza libera.
Cosa registrare (ogni blocco)
- Frequenza cardiaca media degli ultimi 3′ del blocco.
- RPE del blocco (0–10).
- Note di fluidità: saltelli? oscillazioni del busto? tensioni alle spalle/anche?
Test DIMA-Cadenza — Versione solo cardiofrequenzimetro (senza potenza)
- Obiettivo: confrontare tre cadenze a pari frequenza cardiaca in Z2.
- Tolleranza FC: punta al punto medio della tua Z2 ±3 bpm
(inoffensivo in caldo/indoor: ±5 bpm), restando sempre dentro Z2.
1) Riscaldamento — 10′
- 8′ Z1–Z2 a cadenza naturale.
- 2′ con 2–3 allunghi di 20″ aumentando i giri (resti in Z2), 40″ facili tra gli allunghi.
2) Attivazione — 3′
- 3′ Z2 stabile a ~85–90 giri/min.
3) Lavoro principale — 3 × 6′ (recupero 4′ Z1)
- Ogni blocco = 1′ di assestamento (porti la FC nel corridoio Z2) + 5′ di misura.
- 6′ totali: 1′ assestamento + 5′ a 65–70 giri/min — Cardio Z2, RPE 3–4
- Recupero 4′ Z1
- 6′ totali: 1′ assestamento + 5′ a 80–85 giri/min — Cardio Z2, RPE 3–4
- Recupero 4′ Z1
- 6′ totali: 1′ assestamento + 5′ a 95–100 giri/min — Cardio Z2, RPE 3–4
Regola pratica: fai piccoli aggiustamenti di rapporto per restare nel tuo target FC. Evita continue oscillazioni.
4) Defaticamento — 5–10′
- Z1 molto facile, cadenza libera.
Clicca qui se vuoi saperne di più sul mio Test della Cadenza (DIMA-Cadenza)
Dopo aver eseguito il test DIMA‑CADENZA, di default non alleno la cadenza. Adotto subito la banda più efficiente come ritmo base, perché è lì che a pari watt consumo meno (frequenza cardiaca e sforzo percepito più bassi, pedalata più fluida). Alleno la cadenza solo se c’è un motivo chiaro: quando è molto bassa o molto alta, oppure quando il contesto di gara/terreno richiede una cadenza diversa dalla mia preferita.
Quando non alleno la cadenza (scelta consigliata)
Se il test mi dà, ad esempio, una banda 82–90 rpm in Z2 e:
- la FC è più bassa rispetto ad altre rpm;
- lo sforzo percepito è minore;
- la pedalata è fluida (niente saltelli/busto che balla),
allora non ho nulla da “aggiustare”: è il mio sweet spot meccanico. Continuo a usarlo come standard, lasciando che la tecnica si affini da sola con i volumi.
Quando ha senso allenare la cadenza
Alleno la cadenza solo in questi casi:
1) È troppo bassa (es. <75 rpm in Z2)
- Senti gambe “impastate” nei lavori prossimi alla soglia.
- In gare veloci ti mancano rapporti per tenere il ritmo. Obiettivo: ampliare la comfort zone verso rpm un po’ più alte senza far “gonfiare” il cuore.
2) È troppo alta (es. >95 rpm in Z2)
- A pari watt la FC è più alta e lo stile si scompone (saltelli, busto instabile). Obiettivo: migliorare il controllo della spinta a rpm medio‑basse per ridurre dispersioni.
3) Domanda di gara/terreno diversa dalla tua preferenza
- Cronometro pianeggiante: spesso è utile saper stare bene a 90–95 rpm.
- Salita ripida: serve controllo e “coppia dolce” anche a 70–85 rpm.
Errori comuni (da evitare)
- Inseguire una rpm “da pro”: i professionisti hanno potenze, fibre e volumi diversi; il copia‑incolla è fuorviante.
- Fare allenamenti in Z3/Z4: il focus è la meccanica, non lo stress metabolico. Resta in Z2.
- Scarsa ventilazione indoor e idratazione: senza raffreddamento la FC sale; idem per l’idratazione.
- Errato posizionamento in sella: altezza sella, arretramento e lunghezza pedivelle influenzano la cadenza “naturale”. Se hai estremi (60–65 rpm o 100+ rpm a fondo), valuta un bike check.
- Rapporti sbagliati: scegli una cassetta che ti consenta di restare nella banda in salita, evitando di inchiodarti a 60–65 rpm.
Alcune evidenze scientifiche sulla cadenza di pedalata più efficiente
- Nei ciclisti la cadenza preferita è più alta di quella metabolicamente più economica a pari watt: VO₂ e costo energetico minori si osservano spesso a rpm inferiori rispetto alla preferenza spontanea. — Preferred and most economical cadences are not equivalent in cycling — Marsh & Martin, 1993. Vai alla Ricerca
- Motivo neuromuscolare della “preferenza alta”. La cadenza che minimizza la fatica neuromuscolare (iEMG) cade più in alto di quella che minimizza VO₂; spesso coincide con la cadenza preferita. — Optimal pedaling rate estimated from neuromuscular fatigue for cyclists — Takaishi et al., 1996. Vai alla Ricerca
- Nei pro la preferenza tende a cadenze alte, ma l’efficienza energetica rimane un vincolo chiave (rassegna su fisiologia dei professionisti). — Physiology of professional road cycling — Lucía, Hoyos & Chicharro, 2001. Vai alla Ricerca
- L’efficienza dipende dall’intensità: nei ciclisti élite la cadenza “più economica” sale all’aumentare del carico (es. da ~60 rpm a riposo fino ~80 rpm a 350 W). — The most economical cadence increases with increasing workload — Foss & Hallén, 2004. Vai alla Ricerca
- Nelle prove di ~30′ gli élite vanno più forte vicino alla cadenza più efficiente (80–100 rpm nel protocollo), anche se a 100 rpm la potenza massima istantanea è un po’ più alta. — Cadence and performance in elite cyclists — Foss & Hallén, 2005. Vai alla Ricerca
- la pedalata più “pulita” (minore lavoro interno/dispersioni) si associa a maggiore gross efficiency; la cadenza influenza pattern di forza e coordinazione. — Pedalling technique and energy cost in cycling (review) — Leirdal & Ettema, 2011. Vai alla Ricerca
Preparatore atletico ciclismo · Ideatore del Metodo DIMA · Fondatore DimaTraining
